Le forze dell'ordine possono chiedere i documenti in qualsiasi momento? Anche durante una semplice passeggiata a piedi? La risposta è semplice: possono farlo. Chiunque si qualifichi come appartenente alle forze dell'ordine (ad esempio Carabinieri, Polizia di Stato o guardia di Finanza) oppure chiunque sia in una delle divise appartenenti all'ordine Statale può chiedere i documenti in qualsiasi momento. Anche senza motivo.
Il pubblico ufficiale può chiedere a qualsiasi cittadino le proprie generalità e queste vengono fornite tramite un valido documento d'identità. La carta d'identità e il passaporto sono due dei principali documenti. In alcuni casi, per una identificazione sommaria, basta anche la patente di guida anche se la maggior parte di esse, quelle cioè a "tessera", non hanno un vero e proprio valore identificativo.
Da questa considerazione si apre una interessante domanda: è obbligatorio avere con sé i documenti?
La risposta, in questo caso, è negativa: non è obbligatorio portare con sé i documenti anche se è fortemente consigliato. La mancata esibizione di un documento non costituisce reato. Ad esempio poiché non è nelle immediate disponibilità: lasciato a casa oppure in macchina. Tuttavia il pubblico ufficiale ha necessità di identificare il soggetto e, per questo motivo, lo può condurre per una certa identificazione in questura oppure in altro ufficio.
In alcuni casi la mancata esibizione di un documento, senza comprovata giustificazione, può aprire un procedimento penale per resistenza a pubblico ufficiale. In questa situazione, il pubblico ufficiale, dopo aver chiesto più volte le generalità è obbligato a condurre l'individuo negli uffici. Qualsiasi rifiuto, in tal senso, può comportare l'utilizzo della forza e della successiva denuncia per resistenza.
Fornire le generalità, o dichiarare di non avere con sé i documenti, è sempre la soluzione migliore.
La declinazione delle proprie generalità non è obbligatoria qualora il richiedente non abbia una funzione pubblica. Ad esempio, un libero cittadino non può richiedere le generalità e non può nemmeno far intervenire la forza pubblica, a meno che non sia necessario per la denuncia di un reato. Chiunque si identifichi come appartenente alle forze dell'ordine vestendo in borghese ha l'obbligo di mostrare un distintivo oppure un tesserino. In caso negativo il libero cittadino non è tenuto a fornire né i documenti né le generalità.
I controlli in borghese sono regolamentati in modo tale da garantire una sufficiente copertura agli agenti che operano il controllo e una sicurezza a chi lo subisce. Per controllo in borghese s'intende qualsiasi strumento di verifica effettuato da operatori che non conducono l'azione tramite i tratti distintivi che possono essere l'utilizzo di veicoli d'ordinanza, ad esempio vetture con le livree "Polizia di Stato" o "Carabinieri", oppure gli abiti d'ordinanza. In questi caso, indipendentemente dal motivo del controllo, l'operatore deve dichiarare il corpo d'appartenenza e fornire immediatamente un documento che, chiaramente, leghi l'operatore alla pubblica funzione.
L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni è un reato che fa capo all'articolo 393 del codice penale. Rappresenta un tipo di delitto che si configura quando un soggetto, nel tentativo di far valere le proprie ragioni (reali, presunte o inesistenti) minaccia o danneggia un bene di terzi oppure, sempre contro terzi, operi delle lesioni.
È un reato a querela di parte. Per questo motivo, la persona o le persone offese devono proporre querela all'autorità giudiziaria. In Alternativa è necessario denunciare chi ha commesso il crimine.
La pena massima da scontare è di un anno. Possono essere applicate delle attenuanti che, di fatto, abbassano la pena.
Questo tipo di reato è stato istituito per scongiurare la sostituzione del singolo cittadino alla forza pubblica oppure all'Autorità Giudiziaria. In altre parole, l'articolo 393 del C.P. punisce chi - pur avendone facoltà - non ricorre al Giudice per una valutazione sulle proprie ragioni.
Il Giudice, sotto questo punto di vista, rappresenta l'unica figura capace di dirimere questioni sia semplici sia complesse ed è formato per Giudicare in modo equo e imparziale. Se non fosse così sarebbero generati i cosiddetti casi di "giustizia fai da te". Di conseguenza, a società civile ne risentirebbe poiché sarebbe danneggiata da comportamenti scorretti, esagerati o pretestuosi di chi potrebbe far valere la forza, la minaccia o l'intimidazione per far valere un diritto.
Il cambio di serratura di un immobile è un tipico caso di reato d'esercizio arbitrario. Questa operazione avviene quando, spesso in buona fede, il proprietario di un immobile ritiene di poter cambiare la serratura di una abitazione in affitto qualora l'affittuario fosse moroso. In realtà, prima di procedere allo sfratto e alla liberazione dell'immobile è sempre necessario istruire un dibattimento processuale.
Un altro esempio che deriva dall'improprio utilizzo di qualsiasi mezzo per far valere le proprie ragioni rappresenta la minaccia, anche verbale.
La domanda è questa: è possibile guidare con la patente ritirata a causa di una emergenza, ad esempio per recarsi all'ospedale? La patente ritirata, ed è facile comprenderlo, in linea teorica non permette di guidare alcun mezzo. Esistono delle situazioni per le quali è possibile utilizzare una vettura? Ad esempio, se una persona si sente male è possibile guidare fino all'ospedale con la persona accanto? La risposta sembrerebbe scontata ma, in realtà, la questione non è così semplice da dirimere.
Anche in caso di emergenza sanitaria non è consentito guidare con la patente ritirata. C'è da dire che i motivi sono condivisibili.
L'emergenza è una situazione che richiede un'azione immediata. Rispondere a un'emergenza è una questione urgente e prioritaria. La definizione di emergenza può essere difficile da rendere, ma possiamo dire che generalmente è qualcosa che richiede un'azione rapida, soprattutto di fronte a un pericolo imminente.
Un'emergenza può riferirsi a una situazione in cui vi è una minaccia immediata alla propria vita o sicurezza, come un incidente d'auto o la perdita improvvisa di conoscenza. Tuttavia, potrebbe anche riferirsi alla necessità di cure mediche immediate.
Il concetto di emergenza, tuttavia, non è vasto ma è ben definito poiché comprende esclusivamente uno stato dal quale deriva un imminente pericolo di vita. Un mal di testa, ad esempio, non è emergenza.
La valutazione di uno stato di emergenza non è di facile operazione. In genere, a seguito di ricorso, sarà il giudice di pace, il giudice o il prefetto a valutare se l'attività che ha portato al verbale era a carattere d'urgenza.
Legge e consigli
La Legge va sempre rispettata e, ove possibile, è sempre opportuno prevedere o spendere qualche secondo per evitare di commettere infrazioni o mettere in atto comportamenti capaci di provocare del danno a se stessi oppure ad altre persone.
La Legge stessa garantisce e prevede che, in alcune situazioni, alcune norme possono non essere applicate. Una tra queste è la guida con la patente revocata, ma anche in questo caso vale sempre il buon senso.
La definizione dello stato d'urgenza è molto soggettiva. Ad esempio, un malessere generale può manifestarsi in un modo tale da apparire come qualcosa di più grave. In alcuni casi, queste manifestazioni precedono eventi nefasti. L'ictus, ad esempio può essere preceduto da eventi di lieve entità, quali leggera afasia o disturbo della vista. Non è facile definire quando uno di questi eventi sia normale, grave o possa trasformarsi in qualcosa di grave.
In caso di qualsiasi dubbio è sempre necessario contattare, tempestivamente, la relativa figura medica. Pronto soccorso, guardia medica o gli equivalenti professionisti sono le figure designate per valutare le emergenze.
Un discorso a parte merita il trasporto di sé stessi che, paradossalmente, potrebbe definire ulteriori danni a seguito di un malore o dell'incapacità di utilizzare un veicolo. Ad esempio, in caso di malessere il primo tratto della guida potrebbe essere compiuto ma il soggetto potrebbe perdere conoscenza e causare un incidente con conseguenze gravi sia per se stesso sia per altre persone. Anche in questo caso è sempre opportuno contattare i soccorsi e, ove possibile, non mettersi alla guida direttamente.
Il trasporto di una persona all'ospedale, oppure presso un presidio di Guardia Medica, non rappresenta un motivo valido per guidare con la patente sospesa. La ragione è semplice: se il trasportato ha bisogno di cure mediche immediate è sempre possibile chiamare un'ambulanza. Qualora il tempo tecnico affinché il mezzo di soccorso arrivi presso l'abitazione o il luogo nel quale si trova la persona che si sente male, e la stessa sia oggettivamente in pericolo di vita, allora è possibile utilizzare il mezzo per il trasporto verso l'ospedale. Un infarto in corso è - senza dubbio - uno tra questi eventi che giustificano la guida. Il mal di denti, la nausea o il mal di testa non rientrano tra i casi.
Anche in questo caso valgono le considerazioni esposte per la guida con la patente sospesa. Qualora vi sia una necessità assoluta e inderogabile è permesso utilizzare un veicolo per scortare una persona presso un ospedale.
Qualora ci si metta alla guida di un veicolo senza avere il titolo per farlo, ad esempio quando la patente è sospesa o ritirata si incorrono in sanzioni amministrative molto pesanti. La guida con patente sospesa porta alla revoca della patente e alla necessità di adoperarsi per averne una nuova. Attenzione a questo particolare evento: la revoca della patente implica un periodo che può arrivare fino ai tre anni all'interno del quale non è possibile richiedere una nuova patente. Il mezzo può essere sequestrato e rilasciato al proprietario dopo tre mesi massimo.
La guida con patente revocata predispone la confisca del mezzo guidato, che diventa di proprietà dello stato, e una sanzione amministrativa che può arrivare a oltre 8.000 euro.
Il ricorso contro il ritiro della patente e contro la multa può essere fatto al prefetto e, successivamente, tramite giustizia ordinaria. È assolutamente consigliato l'aiuto di un avvocato che potrà, preventivamente, stabilire se esistano i presupposti e se gli stessi possono essere svolti in sede dibattimentale.
Le recenti sentenze della Cassazione concordano nel percepire come urgente soltanto lo stato di estrema e inderogabile necessità. La guida con patente sospesa o ritirata deve avvenire esclusivamente in questi casi. Questi precedenti, di fatto, rendono ancora più difficile operare qualsiasi ricorso in tal senso a meno che, l'esigenza di utilizzare il veicolo, non sia fondata e dimostrabile.
Il prestito tra amici o prestito infruttifero è un tipo di passaggio di denaro che avviene quando tra chi presta il denaro (creditore) e chi lo riceve (debitore) vi è un rapporto di amicizia e di fiducia oppure di parentela. Questo tipo di operazione economica può derivare da una esigenza del debitore talmente grave da non poter essere rimandata oppure da un altro tipo di necessità.
Il prestito che avviene tra due persone è di certo un sistema veloce per trasferire una somma di denaro da una parte verso l'altra; viene anche definito prestito fiduciario poiché presuppone un alto livello di fiducia tra le parti. Questo avviene perché non vi è la certezza che la somma possa essere restituita giacché non vi sono capitali messi a garanzia della parte che cede la liquidità.
Come si registra un prestito infruttifero o tra privati? Bisogno seguire delle semplici regole che proteggono e assicurano una validità giuridica all'atto. La registrazione del prestito tra privati, di fatto, rende l'evento legale e ufficiale a tutti gli effetti.
Il passaggio di denaro deve essere tracciato e, per ragioni di convenienza di entrambe le parti, deve essere regolato da alcuni dati. In particolare deve essere chiaro - e possibilmente conservato per tutta la durata - quanto segue:
Per questo motivo è bene stipulare e sottoscrivere un accordo tramite scrittura privata. La stessa può essere inviata dal creditore al debitore, o viceversa, tramite lettera PEC, per certificarne la data di stipula ed evitare, in caso di controlli da parte del Fisco, eventuali accuse di anteriorità del documento.
Per quanto concerne il Notaio, non è necessario utilizzare i servizi notarili per la registrazione, anche perché questa operazione può comportare costi e spese non indifferenti.
Sì, prestare soldi a un amico o un parente è assolutamente legale purché sia formato in accordo alle vigenti leggi. È bene avere una copia con datazione certa degli accordi che intercorrono tra le parti in modo tale da escludere qualsiasi altro motivo che possa aver spostato il denaro: l'esempio tipico è il pagamento in "nero" di prestazioni di lavoro.
Dal punto di vista legale, i rapporti che regolano lo scambio infruttifero di soldi tra amici o parenti è regolato dagli articoli 1322 e 1813 del Codice Civile. Essi regolano le modalità di rientro e perfino il tasso di interessi massimo che, eventualmente, si può applicare.
Durante la stipula degli accordi è possibile definire gli eventuali interessi da calcolare in base alla somma prestata e al tempo totale di restituzione della cifra. Secondo le attuali leggi, per qualsiasi tipo di intervento finanziario gli interessi su un credito non possono mai superare una certa soglia, altrimenti si incorre nel reato penale di usura. Normalmente, gli interessi applicati sono irrisori se non del tutto assenti: un prestito con guadagno tradisce, almeno moralmente, l'idea di sostentamento di un amico o un parente in difficoltà.
Qualsiasi passaggio di denaro va tracciato, anche in ottemperanza alle vigenti leggi. Il creditore dovrebbe disporre, a favore del ricevente, la cifra tramite bonifico bancario oppure tramite assegno. Per evitare litigiosità che possono subentrare anche tramite l'intervento degli eredi è necessario poter dimostrare che tanto la cessione quanto il rimborso siano avvenuti tramite gli stessi canali. Le piccole cifre possono essere restituite e "certificate" tramite la firma e la controfirma di una quietanza.
Un modello di documento per prestito tra parenti o amici deve ripotare i seguenti elementi:
È arrivata una raccomandata o un atto giudiziario che contiene una multa alla quale siamo estranei? Magari perché quanto contestato non corrisponde al vero? Può capitare che venga elevato un verbale e che lo stesso, sia tecnicamente, non valido ad esempio perché la legge, specialmente relativa al codice stradale, non è applicata in modo corretto. Le multe sono spesso molto salate e possono portare alla perdita di preziosi punti della patente.
Se abbiamo le prove e vogliamo contestarla ci sono due strade per poterlo fare: il ricorso al Prefetto oppure al Giudice di pace. Ciascuna di queste due strade presuppone una solida base probatoria che, in altre parole, si traduce nella reale possibilità di dimostrare le proprie ragioni. Per evitare qualsiasi tipo di abuso sono previsti dei disincentivi che possono, di fatto, peggiorare il carico della multa qualora il Prefetto o il Giudice convalidasse l'infrazione.
In base al tipo di opposizione scelta sarà necessario eseguire percorsi diversi e prepararsi a sostenere costi e rischi. Spesso non è nemmeno necessario l'aiuto di un avvocato ma, nei casi più complessi, può essere utile averne uno. In altri casi è perfino utile il supporto di un tecnico o di un perito.
In linea generale è possibile contestare qualsiasi procedimento o multa che si instaura a seguito di una violazione del codice della strada. Non è possibile impugnare altri procedimenti, ad esempio di natura civile o penale.
Di seguito sono riportate le principali categorie di multe contestabili.
La dashcam è un dispositivo che registra ciò che accade durante la guida. Alcuni modelli registrano soltanto la parte anteriore e sono applicati sul parabrezza. Altri modelli sono capaci di registrare sia la parte posteriore, sia l'abitacolo. La dashcam può essere utile per avere una memoria fotografica di un evento e può essere utilizzata come prova per dimostrare, sia di fronte al giudice di pace sia di fronte al Prefetto, le proprie ragioni.
Esistono alcuni limiti tecnici che possono invalidare questo tipo di supporto al ricorso e riguardano la possibilità di stabilire un momento certo e di alcuni parametri come la velocità del veicolo. È vero che molte dashcam registrano, in sovraimpressione al video, sia la posizione, sia la velocità sia l'orario; tuttavia, questi parametri non possono essere validati poiché non sono omologati. L'orario, ad esempio, potrebbe non essere preciso al minuto e, di fatto, inficiare sulla bontà della prova.
Il Prefetto rappresenta una carica che rappresenta il Governo in una provincia. Fa capo diretto al Ministero degli Interni e ha il compito di coordinare le attività di polizia provinciali e garantire la pubblica sicurezza. Il ricorso al Prefetto avviene tramite presentazione, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. Nella raccomandata vanno riportate tutte le informazioni necessarie, con particolare attenzione ai dettagli e - se possibile - ai riferimenti normativi. È necessario inserire i propri dati anagrafici e di residenza, la data del verbale (cioè la data nel quale un agente oppure un sistema automatico ha rilevato l'infrazione), la data di consegna della raccomandata, l'importo e il numero del verbale. Inoltre, è necessario spiegare per quale motivo s'intende fare ricorso.
Il Prefetto di competenza è radicato nel luogo nel quale è stata accertata l'infrazione. Non è necessario presentarsi al dibattimento.
Il ricorso va fatto entro 60 giorni dal ricevimento dell'atto giudiziario (notifica).
Vige la regola del silenzio/cessazione: se il Prefetto non emette l'ordinanza di pagamento entro 210 giorni allora il verbale è annullato. Qualora il ricorso è presentato alla polizia municipale allora la tempistica si riduce a 180 giorni.
Se il verbale viene confermato si paga il doppio della multa. In rari casi il Prefetto può anche procedere per altre contestazioni: il verbale è più costoso.
Entro 30 giorni si può contestare il tutto al giudice di pace.
PRO: Non è necessario essere presenti all'eventuale dibattimento. Può essere presentato comodamente tramite raccomandata.
Contro: Esito incerto: se il Prefetto ritiene che il ricorso sia infondato si dovrà pagare il doppio della multa.
Dipende. Il Prefetto valuta essenzialmente la conformità legale del verbale e non entra in merito alla dinamica. Ad esempio, può stabilire se un autovelox non è omologato e annullare la multa ma non entra nel merito dell'eccesso di velocità.
In caso di condanna è obbligo pagare il doppio del verbale. Le cifre possono essere importanti e, per questo motivo, è necessario valutare con molta attenzione la convenienza. Si rischia di dover pagare importi molto elevati qualora il Prefetto riconoscesse la colpa. Inoltre, non è possibile richiedere i danni all'Organo Statale qualora la multa venisse considerata nulla; ad esempio non è possibile né chiedere danni derivata da mancata interruzione (macchina sequestrata, impossibilità di andare a lavoro) né i danni morali se non intentando una classica causa civile.
Il ricorso al Giudice di pace può essere opposto entro trenta giorni dalla notifica del verbale oppure entro trenta giorni dalla notifica dell'ordinanza del Prefetto. Si può presentare istanza di ricorso direttamente al Giudice di pace del territorio di competenza.
È una operazione vincolante su due aspetti: i costi e la presenza all'"udienza".
Per quanto riguarda il costo del ricorso al giudice di pace è bene sapere che varia in base all'importo della multa. La necessità di tassare questo tipo di operazione deriva dal fatto che, negli anni precedenti, i ricorsi al giudice di pace erano molto frequenti poiché il rischio era praticamente nullo. Al massimo si pagava il verbale con trenta giorni di dilazione.
PRO: Diverso tipo di approccio, possibilità di esporre personalmente le proprie ragioni.
Contro: Si applica un contributo per presentare il ricorso, che non è rimborsato in caso di perdita del procedimento
In linea generale, il ricorso al giudice di pace offre alcuni svantaggi. In prima linea, ha un costo che dipende - in larga misura - dall'ammontare del verbale. Inoltre, a differenza del ricorso al Prefetto è di fatto obbligo presenziare alle sedute e alle convocazioni del giudice di pace, questo vuol dire prendere permessi da lavoro o comunque sacrificare delle giornate.
Al pari del ricorso di fronte al Prefetto, non è possibile richiedere i danni nella stessa sede di dibattimento. Eventuali richieste vanno effettuate tramite richieste di risarcimento con procedura Civile d'interesse del Tribunale.
La maggior parte delle volte, dopo la sentenza emessa dal Giudice di Pace, nessuna delle parti procede ulteriormente. Nonostante ciò, sia l'Utente sia l'Organo statale ha facoltà di procedere in giudizio civile, adoperando dunque una classica causa in Tribunale. Questa operazione è disincentivata per ambedue le parti poiché impone costi di gestione non indifferenti.
È necessario nominare un legale per parte, dei consulenti tecnici che dovranno fare delle verifiche e impiantare un proceso. Quando il valore della causa è irrisorio è utile non procedere lungo questa strada e affidarsi, pacificamente, alle decisioni del Giudice di pace.
Qualsiasi strategia adottata deve essere coerente sul piano morale della verità. Le dichiarazioni false potrebbero comportare la genesi di un reato, a carattere penale, che rappresenta il falso, il falso ideologico o la falsa testimonianza. Queste accuse sono molto pesanti e potrebbero macchiare la fedina penale sia di chi ha ricevuto la multa sia di chi ha testimoniato a favore.
La contestazione di una multa garantisce al cittadino di far valere un sacrosanto diritto: non pagare per qualcosa che non ha commesso, in questo caso una infrazione al codice della strada. Esistono dei casi che fanno parte della "zona grigia", nella quale non è facile stabilire né la ragione né il torto dell'utente oppure dell'organo che ha sanzionato la potenziale infrazione. In questi casi non è facile stabilire se convenga opporre ricorso al Giudice di pace oppure al prefetto poiché può essere rischioso perdere ulteriore tempo e trovarsi costretti a pagare una multa più salata.
In altri casi, quando la colpa è manifesta, è sempre utile pagare in tempo, specialmente se l'importo della multa è irrisorio.
Il volo è stato cancellato oppure, anche a causa di imprevisti legati al Covid-19 non è possibile imbarcarsi? La compagnia vuole rimborsare la tratta soltanto tramite voucher o buono? Il regolamento europeo per i diritti dei passeggeri dice altro: hai anche diritto al rimborso economico.
Quali sono le opzioni in caso di cancellazione del volo? Il passeggero, in caso di volo cancellato oppure di impossibilità grave può scegliere se spostare il volo, ovviamente rispettando le equivalenze di tratta/opzioni, richiedere un voucher oppure avere un rimborso totale. In quest'ultimo caso tramite restituzione della somma mediante bonifico bancario o riaccredito su carta di credito.
Alcune compagnie, per ovvi interessi economici, ostacolano questa pratica oppure la rendono estremamente difficile da ottenere. Ad esempio, offrono sistemi di recupero della somma molto complicati che si estendono nel tempo in misura non ragionevole.
È legale registrare una lezione universitaria? Si può fare? La risposta è sì, anche se il docente sembra opporsi. Certo, sarebbe utile - anche per una questione di cortesia - che il docente fosse avvisato e questo, ovviamente, rientra nello spazio delle buone maniere. Tuttavia è possibile registrare qualsiasi lezione universitaria.
Il principio alla base di questa affermazione è che, di fatto, le lezioni Universitarie sono pubbliche e quindi accessibili a tutti. Registrare una lezione, ad esempio ciò che viene detto, è sempre possibile ma devono essere rispettate alcune regole di base.
Innanzitutto, la registrazione è personale e non va ceduta a terzi né divulgata. Un aspetto ancora più importante è relativo alla presenza fisica di chi registra nel luogo della registrazione. In altre parole, durante la registrazione il soggetto che deterrà il file (perché si presume venga registrato con un apparecchio digitale) deve essere sempre presente nell'aula. Può banalmente registrare soltanto ciò che può fisicamente sentire. E se non facesse ciò? Paradossalmente potrebbe compiere il reato di intercettazione, giacché sta captando conversazioni in luogo pubblico senza averne diritto.
La Legge e, in particolare, il codice penale parla chiaro: è possibile registrare qualsiasi conversazione e, di conseguenza, anche la registrazione di una lezione universitaria può essere compiuta senza violare alcun articolo del nostro Codice.
In linea del tutto teorica si può registrare tutto ciò che si "ascolta" a patto che il risultato di questa registrazione (file mp3 o video) rimanga riservato. La divulgazione del materiale audio è permessa soltanto se l'interlocutore fornisce il proprio consenso (anche verbale) oppure se a richiederlo è l'Autorità Giudiziaria.
La Legge autorizza la possibilità di registrare le conversazioni ma pone delle specifiche limitazioni. Per ragioni di sicurezza alcune conversazioni potrebbero non essere consentite, ad esempio in presenza di Autorità Giudiziarie. Inoltre, non è in alcun modo possibile utilizzare sistemi di registrazione automatici, ad esempio applicazioni o strumenti che - in assenza dell'interlocutore - captino e registrino le conversazioni. Questo tipo di tecnica è considerata reato (intercettazione) e può essere eseguita soltanto dalle forze di Polizia sotto autorizzazione della Magistratura.
In genere, i docenti universitari invocano la Privacy per impedire che le lezioni vengano registrate. In realtà, sebbene la stessa privacy sia un solido istituto giuridico, è importante comprendere che la lezione Universitaria è un evento di pubblico servizio, tenuto da un pubblico ufficiale che è il professore o il docente. Quest'ultima figura cede legalmente il proprio diritto alla privacy poiché prevale il diritto pubblico.
Se un articolo è guasto e coperto da garanzia chi paga le spese di spedizione? Lo scenario è il seguente: un articolo regolarmente acquistato si rompe nel periodo di garanzia che, per legge, non può essere inferiore ai 24 mesi a meno che non ci siano altri presupposti tali da considerarlo bene soggetto a normale usura. Il venditore è colui che, direttamente, ne risponde e ha l'obbligo di ricevere la merce e spedirla al produttore il quale provvederà alla riparazione o alla sostituzione.
Questa procedura comporta la spedizione dell'articolo difettoso presso la sede operativa del venditore oppure del produttore con un costo che, per legge, deve ricadere su chi ha venduto l'articolo. In altre parole, se l'articolo è in garanzia, le spese di spedizione per la riparazione sono sempre a carico del venditore.
Alcune aziende richiedono un contributo spese per ritirare l'articolo difettoso presso la propria abitazione oppure chiedono di inviare a propria cura la merce presso l'indirizzo selezionato. Questa procedura è del tutto scorretta e va immediatamente segnalata. Qualora le spese fossero già state anticipate il venditore è tenuto al rimborso. Se il venditore non volesse né rimborsare né farsi carico delle spese è necessario informarlo preventivamente tramite raccomandata R/R oppure tramite invio di PEC.
Il principale riferimento normativo che regola le spese di spedizione in garanzia è rappresentato dalla normativa europea. Nella stessa si definisce in modo chiaro il ruolo del venditore e l'obbligo di ritirare il bene difettoso, e provvedere alla riparazione o sostituzione, senza alcuna spesa per l'utilizzatore.
A volte capita che la merce affidata al corriere venga smarrita, danneggiata oppure rubata. In questi casi, cosa si fa? La legge in merito parla chiaro e stabilisce con precisione chi possa chiedere un rimborso e, salvo altri accordi, a quanto lo stesso ammomnti.
Il rapporto tra chi spedisce, chi trasporta e chi riceve è regolamentato dall'articolo 1696 del Codice Civile, meglio conosciuto come legge vettoriale. In base a quanto scritto, il corriere è responsabile della merce fino alla consegna al cliente. In questo frangente i beni sono ancora di proprietà di chi ha spedito.
Questa considerazione si traduce in un aspetto tecnico di fondamentale importanza. Può richiedere un rimborso (e anche la modifica di qualsiasi elemento contrattuale) soltanto chi spedisce e non chi riceve. Il cliente, ad esempio colui che aspetta un pacco da qualsiasi servizio di vendita online, è sostanzialmente un soggetto passivo durante tutto il transito della merce.
Il calcolo del risarcimento rappresenta un'operazione molto facile da compiere. Per legge, chi spedisce, ha diritto al risarcimento o rimborso vettoriale che si quantifica in un euro per kg di merce. Il valore è ovviamente basso, anche perché basti pensare al costo di un telefono cellulare che pesa poche centinaia di grammi.
Per questo motivo intervengono in ausilio le assicurazioni aggiuntive che possono coprire, dietro pagamento di un corrispettivo, qualsiasi sinistro possa accadere alla spedizione.
In alcune situazioni è necessario ricorrere all'avvocato o al difensore di fiducia. Il costo dell'intermediazione legale è, nella maggior parte dei casi. Onorari, trasferte e spese varie possono far lievitare la parcella.
In linea generale, rivolgersi all'avvocato anche per una semplice consulenza o per redigere un semplice atto può costare parecchio. Ma nella realtà, alcuni servizi possono essere forniti gratuitamente da enti, da associazioni e perfino da professionisti.
In questa guida analizziamo com'è possibile risparmiare sui costi dell'avvocato e, come vedremo, averlo anche gratis in alcuni casi.
Può sembrare scontato ricordare che in molti casi è necessario l'intervento di un avvocato. Anche una semplice contestazione nei confronti del proprio gestore (elettricità, gas o acqua) può complicarsi talmente tanto da richiedere l'intervento di un legale.
Alcune associazioni di consumatori mettono a disposizione degli avvocati specializzati in diversi settori. A fronte di una minima iscrizione annuale è possibile ricevere del supporto legale per molti aspetti relativi a piccoli eventi che quotidianamente possono incombere. Alcune associazioni di consumatori sono molto attive nel supporto di controversie relative ai canoni e alle utenze mentre altre si occupano prevalentemente di diritto amministrativo.
I sindacati sono enti riconosciuti dalla Legge e possono coadiuvare gli interessi degli iscritti che, generalmente, sono i lavoratori. La materia d'azione dei sindacati può essere molto vasta e, a differenza delle associazioni, possono intervenire in ambiti molto più articolati quali, ad esempio, le cause e le vertenze di lavoro. In genere, il ricorso a una sindacato non ha spese vive iniziali; alla fine dell'iter - tuttavia - è possibile che il soggetto debba contribuire alle spese e agli onorari sostenuti.
Negli ultimi anni anche i patronati offrono consulenza giuridica e difesa legale attraverso dei consulenti esterni oppure tramite persone direttamente presenti nell'organico dei patronati. Il funzionamento è del tutto simile a quanto osservabile nei sindacati.
La qualità dei servizi offerti da questi insiemi è molto alta e, allo stesso tempo, anche il risparmio è davvero sensibile. Non è possibile, ovviamente, quantificare in modo preciso il risparmio dell'avvocato tramite sindacato o patronato ma è certo che tante spese sono limitate se non azzerate. È sempre possibile fare un preventivo e anche un pre-contratto scritto al fine di avere una visione dei costi più chiara possibile.