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La querela per diffamazione, ai sensi dell’articolo 595 del [[codice penale]], è proposta da un individuo, oppure dal legale rappresentante di una società, che ritiene di essere stato diffamato da una o più persone. Nello specifico, la diffamazione è il delitto di lesione del prestigio e dell’onore di un individuo, messo in opera mediante affermazioni, scritte od orali, da una persona in assenza del “diffamato”. La diffamazione è un reato punibile a querela di parte e, di conseguenza, deve essere l’interessato a proporre querela mediante l’assistenza del pubblico ufficio, oppure direttamente in procura.

In sintesi, compie un delitto di diffamazione, chiunque in presenza di due o più persone propone messaggi, scritti o verbali, che ledono l’onore ed il prestigio di una persona terza, non direttamente presente.

Limiti teorici della querela per diffamazione

La Costituzione Italiana, in forza dell’Art. 21, determina l’assoluta libertà di espressione, anche quando questa si trasformi in critica. Per questa ragione, il limite primo per delineare il confine tra critica e diffamazione, è rappresentato dall’assoluta continenza dell’espressione utilizzata, sia in forma scritta sia in forma verbale. Nel corso degli anni, l’orientamento circa l’effettiva insorgenza della diffamazione, si è ulteriormente modificato e, allo stato attuale, è composto da tre elementi:

  1. La verità dei fatti, giacché l’affermazione di un fatto vero, anche se potenzialmente lesivo del prestigio di un individuo o di una società, rappresenta uno strumento di critica dal valore sociale. Nello specifico, tuttavia, è bene ricordare che in particolari situazioni, è sempre opportuno rappresentare l’arco temporale identificante il fatto oppure l’insorgenza di altri fatti che hanno modificato la situazione iniziale, dall’Autore descritta. Ad esempio, “Mario rossi è un ex-carcerato”, “Giuseppe Bianchi è stato accusato di furto, rinviato a giudizio e giudicato totalmente estraneo ai fatti”. Nel secondo caso, ad esempio, l’espressione “Giuseppe bianchi è stato accusato di furto e rinviato a giudizio”, pone una limitante e possibilmente diffamatoria situazione che coinvolge l’ipotetico soggetto.
  2. La continenza. Questo è un punto molto complesso poiché prevede la valutazione della forma, scritta o verbale, delle affermazioni diffamatorie o potenzialmente tali. La forza di un discorso è anche il riflesso delle parole in esso contenute, pertanto una espressione lineare, priva di livore, e di parole ben pesate è di certo meno suscettibile a una valutazione diffamatoria, fatto salvo la presenza degli altri due elementi di valutazione qui riportati.
  3. L’interesse pubblico. È un parametro che valuta l’effettivo interesse pubblico nell’apprendere l’affermazione giudicata, dal diretto interessato, diffamatoria. In altre parole, se un fatto che potenzialmente lede l’onore di soggetto, è comunque di interesse pubblico, allora il limite per definirlo diffamatorio viene spostato.

Satira e diffamazione

La Satira è quella particolare forma d’arte che irride, mediante l’espressione verbale, scritta o figurativa, una singola persona oppure un gruppo di individui, se non una intera società. La satira, a differenza della normale espressione, ha una valutazione livello di continenza differente giacché è proprio la forza dell’espressione a innescare il contrasto, satirico, tra l’affermazione riportata e la realtà. Secondo alcuni, la forma di satira, giacché strumento di controllo del potere, o delle stesse abitudini di una società, non dovrebbe mai essere sottoposta a procedimenti giudiziari. Secondo altri, invece, il messaggio che appare da un’opera, seppur Satirica, può comunque essere interpretato in modo “distorto” e pertanto dare origine a una diffamazione “convenzionale”.

Diffamazione a mezzo stampa

La diffamazione, se operata con un mezzo di divulgazione di massa, viene definita a mezzo stampa. Si presuppone che la portata della diffamazione sia superiore se condotta con mezzi divulgativi e, in tal senso, la Giurisprudenza riconosce questa estensione anche agli strumenti che operano su internet, ad esempio blog, social network o siti personali. In questo caso, tuttavia, è molto difficile valutare se una affermazione sia stata letta da un preciso numero di persone visto che, a volte, per la natura stessa del sistema di condivisione di dati via internet, può rimanere silente anche per anni.

Come difendersi?

Non è facile stabilire una linea difensiva che possa essere utile e poco dispendiosa. Dal punto di vista economico, una “semplice” querela per diffamazione può essere molto onerosa. Le spese necessaria a pagare le parcelle degli avvocati e le spese processuali possono essere quantificate in decine di migliaia di euro.

Una buona strategia può essere quella di mediare per la remissione della querela. Nella maggior parte delle situazioni, il querelante, può essere disposto a rinunciare a proseguire (anche per evitare lui stesso l’anticipo delle spese processuali).

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